Quando si parla di piscine fuori terra, una delle prime perplessità riguarda il loro inserimento nel contesto. L’idea più comune è quella di una struttura appoggiata sul terreno, difficile da armonizzare con l’architettura e con l’ambiente circostante.
Ma è davvero così?
Secondo Simone Tosi, architetto dell’Ufficio Tecnico Proleader, la piscina fuori terra può offrire interessanti possibilità progettuali. Il suo volume non deve necessariamente essere nascosto: può diventare un elemento con cui costruire lo spazio, creando nuove relazioni tra architettura, paesaggio e utilizzo.
Che si tratti di una residenza privata, di una struttura ricettiva o di uno spazio esterno privo di un edificio di riferimento, il punto di partenza rimane lo stesso: considerare la piscina come parte del progetto, non come un elemento aggiunto a posteriori.
Quando l'acqua incontra lo spazio
Progettare uno spazio esterno significa mettere in relazione elementi diversi: superfici, vegetazione, percorsi, dislivelli, volumi e naturalmente acqua.
La piscina entra in questo insieme e il modo in cui viene percepita dipende anche dalle scelte che ne definiscono il rapporto con ciò che la circonda.
Il bordo, per esempio, è un dettaglio capace di modificare sensibilmente la lettura della vasca. È il punto in cui l’acqua incontra l’architettura e può sottolineare il limite oppure renderlo più discreto, favorendo una percezione di continuità.
La scelta tra skimmer, sfioro sottobordo e bordo sfioro va quindi letta anche in questa prospettiva. Non è soltanto una decisione tecnica: ogni configurazione determina un diverso rapporto tra il piano dell’acqua, la struttura e il contesto.
Sono proprio queste scelte precise a contribuire all’equilibrio dell’insieme.
La materia dialoga con il contesto
Anche materiali e finiture partecipano alla costruzione di questo equilibrio.
Una piscina inserita in un’architettura contemporanea può trovare la propria coerenza attraverso geometrie essenziali e superfici pulite. In un ambiente più tradizionale, naturale o caratterizzato da una forte identità materica, tonalità e texture possono invece creare un legame con ciò che già esiste.
Non esiste una finitura giusta in assoluto. Esiste quella più adatta al progetto, al luogo e al linguaggio architettonico che lo caratterizza.
La personalizzazione assume così un significato che va oltre l’aspetto estetico. Significa poter definire il carattere della piscina in funzione dello scenario in cui verrà inserita: renderla protagonista, integrarla con discrezione oppure utilizzarla per creare un punto di connessione tra elementi diversi.
Valorizzare la piscina fuori terra
Una piscina fuori terra non deve necessariamente cercare di sembrare una piscina interrata.
Ha una propria identità, un proprio volume e caratteristiche che possono diventare parte integrante della composizione.
La sua altezza può contribuire a definire una nuova quota, organizzare una porzione di giardino o di terrazza, creare una prospettiva verso il paesaggio. In un progetto hospitality può contribuire a caratterizzare un’area dedicata al benessere e alla convivialità; in altri contesti può diventare un elemento autonomo, capace di definire lo spazio anche in assenza di un edificio direttamente collegato.
Il progetto serve a dare un nuovo ruolo alla piscina.
Una piscina pensata insieme al progetto
È questa la prospettiva con cui l’architetto Tosi interpreta il rapporto tra piscina e architettura: non una soluzione da inserire al termine del processo, ma un elemento da considerare fin dalle prime scelte progettuali.
Dimensioni, posizione, bordo, materiali e finiture possono essere valutati insieme per trovare la soluzione più coerente con il luogo e con il modo in cui quello spazio verrà vissuto.
La piscina, quindi, non è un elemento da aggiungere o da mimetizzare, ma una presenza con cui il progetto può confrontarsi.
Ed è proprio da questo confronto che nasce la possibilità di interpretare la piscina fuori terra come una vera scelta architettonica.



